Il Big Ben non dice stop: con le sorelle Bendelli la storia dei sapori della tradizione continua

URBANIA
Estate 1975, Alfrido Temellini e Adamo Ghiselli, due ragazzi di Urbania e Peglio, si incontrano a Riccione dove lavorano come camerieri in un albergo a 4 stelle. Adamo lo chiamano Davide perché nel casolare di campagna dove è cresciuto (Ca’ La Costanza) e dove abitava c’era un altro suo cugino di nome Adamo e allora per distinguerlo lo hanno chiamato Davide. Gli è piaciuto. Così come è piaciuta ad entrambi l’idea di aprire il primo ristorante con pizzeria a forno a legna della valle del Metauro, a Urbania, proprio sotto la torre Campanaria del Comune. Un punto di riferimento per tutta Urbania (e non solo), per chi esce dalla discoteca o vuole far notte e mangiare semplice: pizza, cotiche e fagioli, penne all’arrabbiata e gli storici cappelletti alla stuvanè. A distanza di 45 anni il Big Ben cambia gestione. Alfrido Temellini, Adamo Ghiselli e le loro mogli Giuseppina Orazi e Fiorella Ferri, che hanno lavorato la tradizione per una vita, lasciano, ma il Big Ben non chiude. Ci sono due stelline che brilleranno nel locale, sono le nipoti di Alfrido: Rosa Maria e Giuditta Bendelli, rispettivamente 22 e 30 anni, figlie d’arte perché vengono dalla locanda Tintoria, casa delle fate ed erede della celebre osteria del Cucco, e sono figlie della «Dodi», la cuoca «celeste». Della mamma, dice Rosa, «porteremo al Big ben la sua forza, la sua attenzione per la materia prima, il suo sorriso e ovviamente la sua arte, a cominciare dall’utilizzo in cucina delle erbe. E poi piatti come i suoi tagliolini con il guanciale e i carciofi croccanti e i cappellacci senza l’uovo fatti in casa, ripieni di erbe selvatiche con pecorino di fossa».

Pochi ritocchi perché le due sorelle hanno deciso di mantenere la cucina anni’80 «perché è un pezzo di storia e piace molto», dicono. Nei dettagli: i crostini con il paté di fegatini, oppure con funghi porcini e salsiccia, o ancora la bruschetta alla Toscana con rucola e pomodoro camone. L’insalata «Arcimboldo» con olio, aceto e verdure alla brace, la pizza con il legno di cerro locale. Tra i primi i cappelletti 2.0 con la fonduta e il tartufo nero pregiato, gli spaghetti alla chitarra alla zingara (piselli, speck e funghi), i cappelletti alla Stuvané. E poi carne alla brace, agnello nostrano prezzemolato, costate di vitellone dei produttori locali del monte Santo di Urbania. «Vengo al Big Ben da 40 anni e sono piatti irrinunciabili», dice Enrico Marzioni, imprenditore del mondo che quando torna sosta sempre in questo ristorante dove Giuditta sforna anche la squisita trippa, la zuppa alle ortiche, oppure con stridoli e asparagi selvatici. Il Big Ben (0722 319795) è chiuso il martedì e mercoledì, per il resto sempre aperto per l’asporto a cena e il sabato e la domenica con pranzo al tavolo. La storia continua.
Davide Eusebi

Alfrido Temellini e Adamo Ghiselli di fronte allo storico locale da loro fondato e che hanno lasciato alle sorelle Bendelli
Giuseppina Orazi e Fiorella Ferri, cuoche del Big Ben ora in pensione
Rosa Maria e Giuditta Bendelli: con loro il Big Ben di Urbania continua a cucinare i piatti degli anni ’80

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