C’è un uomo che raccoglie, ripianta e salva, i frutti rari dell’entroterra. Si chiama Antonio Santini. Il suo vivaio di Montefiorentino di Fortino, aperto al pubblico (0722 547303 www.ilsorbovivai.it) è un’arca del frutto, una sorta di versione campagnola dell’arca dell’arte di Sassocorvaro. Qui Antonio conserva e innesta ciò che rischia di scomparire dalle nostre campagne. La sua ricerca è cominciata venti anni fa, seguendo le mietitrebbie che sradicavano le vecchie viti. Così Antonio ha salvato il Torbiano, antica varietà di Trebbiano di colore ambra utilizzato per ottenere il vin santo. E poi una uva dal nome strano: il Bocciolone, o Baracuclone o Bottolone un acino grosso di colore violaceo e verde che, spiega Antonio, «un tempo i contadini usavano per aumentare la quantità del vino in montagna. Io ci ho fatto il pergolato. Ho innestato anche il Perlano, uva bianca simile al Moscato, che si trova a Piandimeleto».
Dice, le mele sono più o meno tutte uguali. Andatelo a raccontare ad Antonio che andando per boschi e fossi ne ha selezionate centoquindici varietà, la maggior parte tra i rovi del Montefeltro. «Tra le più rare – dice – c’è la mela olio viola, che ho trovato a Ponte Conca, l’unica pianta rimasta nel territorio. Ha una colorazione violacea scura, quasi nera, mentre all’interno tagliandola appare quasi macchiata di olio. Poi la mela bianca, la mela a uncino, e la mela del Pelingo su cui abbiamo fatto una dibattito, dalla polpa rossa molto ricca di antiossidanti». E quanti tipi di pere esistono nelle nostre campagne? «Centinaia, vere rarità come la pera Rossina che ho recuperato nella valle del Mutino, da Lunano a Carpegna, soprattutto a Piandimeleto o Frontino, da piante secolari molto grandi. La pera Rossina, di piccole dimensioni, matura a fine agosto, è molto aromatica, la si può mangiare oppure ci si fa una squisita marmellata da abbinare a Raveggiolo Romagnolo o Spumanti. Da San Donato, piccola frazione alle pendici del Carpegna vicino alla località Viano, Antonio ha portato in vivaio la susina tardiva che matura a metà ottobre: di media pezzatura, colore verde giallastro, dolce, aromatica. La pesca sanguinella invece «è originaria di Dese, frazione del Comune di Borgo Pace, vicino a Sestino, resiste alla bolla, una malattia fungina, non ha necessità di trattamenti, matura a settembre. E’ pelosa, all’interno è rossa, ricca di antiossidanti, con sapore leggermente dolce acidulo».
Le erbe sono l’altra grande passione di Antonio. La Santoreggia montana spontanea del monte Nerone, Piobbico, Urbania, nasce in terreni sciolti e rocciosi, ricorda l’origano e il timo, è molto fresca, abbastanza piccante al gusto, si usa in cucina per insaporire gli arrosti, o anche l’insalata, ma ha una caratteristica: «E’ afrodisiaca – spiega Antonio – e per questo in antichità ne era vietata la coltivazione nei conventi, dove invece piantavano l’agnocasto, una sorta di pepe limonato, chiamato anche pepe dei monaci, che aveva invece proprietà contrarie con effetto tipo bromuro. Ora viene usato anche per regolare il ciclo mestruale in fitoterapia». E così, procedendo tra erba-sale, che nasce spontanea nella costa, e timo serpillo che ha un profumo piccante e verde e per il quale le api vanno matte, si arriva alla oliva Capolga di Macerata Feltria, «da cui si ricavava l’olio per i nobili». Antonio, che collabora anche con la festa del fongo di San Sisto e con i produttori dei rinomati legumi, coltiva anche le piante amiche delle api (Sinforicarpo), delle farfalle (Budleia), e degli uccelli (Agazzino) che innesta salvaguardando così la biodiversità.
Davide Eusebi

Antonio Santini del vivaio Il Sorbo di Frontino di Montefiorentino che salva i frutti dimenticati del Montefeltro e dell’entroterra di Pesaro-Urbino

